<strong>Ibis Sacro (</strong><em><strong>Threskiornis aethiopicus</strong></em><strong>)</strong>&nbsp;â (<a href="https://www.biomorus.com/wp_ita/archives/category/attrezzatura/fotocamere/eos7d">Canon EOS 7D</a>,&nbsp;<a href="https://www.biomorus.com/wp_ita/archives/category/attrezzatura/obiettivi/canon-400mm-f5-6-l">Canon 400mm f/5.6 L</a>, 1/800s, f/5.6, ISO 800, mano libera).

L’ibis sacro (Threskiornis aethiopicus) era una animale fondamentale nella religione egizia, dato che la sua immagine era, con quella del babbuino, associata al dio Thot, simbolo dell’intelligenza e rappresentato anche con un ibis nel suo geroglifico.

Considerato allo stesso momento utile (divorava serpenti e carogne) e puro (beveva solo acqua limpida e pura, usata poi dai sacerdoti per funzione rituale), l’ibis sacro era considerato intelligente per lo sguardo sempre fermo sull’obiettivo e le posture eleganti. Gli ibis erano allevati in grandi spazi aperti per poi essere uccisi, mummificati e messi in anfore da dare ai fedeli che invocavano una grazia a Toth. Lo stesso avveniva col falco, simbolo di Horo, e migliaia di falchi ed ibis “pronti all’uso” vennero rinvenuti nella necropoli di Ermopoli. Ciò, però, ha fatto venire un dubbio agli archeologi, facendo pensare che tantissime varietà di animali sacri venissero allevate solo per poi essere uccise a scopo sacrificale: la questione, nonostante i vari ritrovamenti, è ancora dibattuta.Plinio il Vecchio, infine, nel X volume della Naturalis historia, parla di come gli ibis venissero invocati contro le incursioni dei serpenti e addirittura addomesticati dalla popolazione contro gli stessi e del fatto che più volte i sacerdoti fermarono epidemie di peste immolando agli dei un ibis sacro (fonte: Wikipedia e collegate).

<strong>Ibis Sacri (</strong><em><strong>Threskiornis aethiopicus</strong></em><strong>)</strong>&nbsp;â (<a href="https://www.biomorus.com/wp_ita/archives/category/attrezzatura/fotocamere/eos7d">Canon EOS 7D</a>,&nbsp;<a href="https://www.biomorus.com/wp_ita/archives/category/attrezzatura/obiettivi/canon-400mm-f5-6-l">Canon 400mm f/5.6 L</a>, 1/640s, f/5.6, ISO 800, mano libera).

Gli Ibis sono ormai di casa nelle zone lagunari venete e nel Delta del Po. Fra le cause di questa diffusione incontrollata, anche, come sempre, la mano dell’uomo. Alcuni “intelligentoni” (passatemi il termine…), infatti, dopo essersi stancati di tenere questi uccelli come arredamento del proprio giardino, li hanno rilasciati in libertà, senza preoccuparsi di quali potrebbero essere le conseguenze in termini ecologici. Sembra infatti che gli Ibis competano per le stesse fonti di cibo di altri uccelli, alterando l’equilibrio, già precario, del loro ecosistema. Siluri e gamberi di fiume non sono evidentemente bastati…

E queste foto sono state riprese nelle campagne padovane della zona dove vivo, a pochi minuti da casa.


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