Seconda parte – Lanzarote: l’isola che ti aspetti, anzi meglio…

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Foto 15 – Playa del Papagayo (Lanzarote, Isole Canarie, Spagna) – (Dati di scatto: Canon EOS 6D, Canon 24-105 f/4 L IS USM, 1/800-1/250 sec, f/8.0, ISO 100, mano libera, unione di 6 scatti).

Non avrei potuto immaginare che ci sarebbe stata una seconda puntata del post su Lanzarote. E invece rieccomi qui a postare nuove foto e rivisitazioni fotografiche degli stessi posti irresistibili che non si può non tornare a rivedere.

A fine 2016, quando ormai era tempo di programmare la vacanza di aprile 2017, abbiamo cercato di scoraggiarci reciprocamente nel ritornare nuovamente a Lanzarote, perché non si deve tornare nello stesso posto se si può cambiare… Beh, missione fallita. Clamorosamente. Quindi si è deciso di ritornare nell’isola delle Canarie che ci aveva sorpreso l’anno prima, per completare, diciamo così, la nostra conoscenza del luogo.

Organizzazione del viaggio

Viaggio aereo – L’organizzazione del viaggio è stata piuttosto semplice, anche sulla scorta dell’esperienza dell’anno precedente. Per forza di cose abbiamo prenotato un volo Ryanair da Bologna, all’incirca agli inizi di dicembre. La prenotazione così anticipata era dovuta al fatto che essendo in due famiglie con bambini (7 in totale) volevamo essere sicuri prima di tutto di trovare posto e poi volevamo viaggiare in posti vicini. Quindi, per non correre rischi, abbiamo prenotato con largo anticipo, senza seguire il cosiddetto “algoritmo dei voli low cost“. A Bologna abbiamo lasciato l’auto al parcheggio P4 per poi raggiungere l’aeroporto in poco più di 5 minuti grazie alla navetta che fa da spola a tutte le ore. La partenza di primo mattino consente di sfruttare tutta la seconda metà della giornata all’arrivo sull’isola. Ci si sistema in casa e ci si organizza in maniera più rilassata. 

Noleggio auto – L’anno scorso avevamo noleggiato una monovolume da 7 posti (una Opel Zafira ndr) da Cabrera Medina, ma poi i bagagli non ci stavano e alcuni di noi hanno fatto il viaggio da e per l’aeroporto in taxi, con spesa aggiuntiva. Quindi, per il viaggio 2017 abbiamo optato per due auto, anche invogliati dalle tariffe vantaggiose che ci sono state proposte durante la prenotazione del volo. Abbiamo noleggiato due Peugeot 308 (o equivalente) e ci hanno dato due Citröen C4 Cactus.

Alloggio a Lanzarote – Anche quest’anno, dopo una lunga ricerca sui principali siti web dei maggiori fornitori di servizi di questi tipo, ci siamo appoggiati ad Airbnb. E ci è andata addirittura meglio dell’anno precedente, grazie anche al maggiore anticipo. Abbiamo trovato una sistemazione a Montaña Roja, in una casa da 8 posti, con piscina riscaldata, ampio giardino, barbecue, porticato, insomma una casa coi fiocchi in una zona molto tranquilla, soprattutto a metà aprile, e molto vicina a Playa Blanca (poco più di 5 minuti) e a ristoranti/pizzerie/negozi vari.

Inizia la nostra settimana

In realtà i luoghi principali di Lanzarote si visiterebbero tutti in una settimana, ma noi l’abbiamo presa in maniera molto rilassata e durante la prima visita, nel 2016, la presenza di bambini ancora troppo piccoli ci sconsigliava certe mete particolarmente complicate, come ad esempio la Cueva de los Verdes. Dopo i primi due giorni di puro relax in spiaggia (Playa Dorada a Playa Blanca e Playa Grande a Puerto del Carmen, ndr) invogliati anche dalla temperatura davvero tropicale, siamo andati a visitare l’accoppiata Jameo del Agua e Cueva de los Verdes, distanti poche centinaia di metri l’uno dall’altro. L’acquisto dei biglietti è molto flessibile e a seconda delle mete e del tempo a disposizione si può decidere di visitare più posti con un unico biglietto speciale. Ad esempio, con un solo biglietto si può visitare entrambe (Jameo + Cueva) più un’altra location a scelta (Mirador del Rio oppure Timanfaya). Noi optiamo per i due biglietti singoli perché avevamo già visitato gli altri posti.

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Foto 16 – Jameo del Agua (Lanzarote, Isole Canarie, Spagna) – (Dati di scatto: Canon EOS 6D, Canon 24-105 f/4 L IS USM, 1/125 sec, f/8.0, ISO 2000, mano libera).

Jameo del Agua e Cueva de los Verdes

Jameo del Agua si potrebbe definire come la fusione perfetta fra l’opera della natura e quella dell’uomo (almeno qui a Lanzarote…). In questo caso, la natura ha agito tramite l’attività vulcanica mentre l’uomo ha agito per mezzo della mente visionaria di César Manrique, l’artista che ha “addobbato” l’isola di Lanzarote, di cui è nativo, con delle perle artistiche davvero pregevoli dal punto di vista dell’attrattività turistica. In sostanza, l’attività vulcanica più antica verificatasi qualche migliaio di anni fa sull’isola ha creato dei tunnel sotterranei, uno dei quali attraversa la Cueva de los Verdes e, passando per il Jameo del Agua, arriva fino all’oceano. Parte del tetto di questo tunnel è crollato, determinando delle aperture che hanno ispirato, nel caso di Jameo del Agua, l’attività artistica di “rimodellazione” del Manrique. E’ possibile seguire una sorta di percorso a piacere che parte dalla scalinata che scende verso il piccolo laghetto originatosi sul fondo della grotta, vicino al quale c’è anche un ristorante, per proseguire poi verso l’esterno, dove all’altezza dell’apertura principale Manrique ha costruito un giardino (largamente ispirato al Giardino dei Cactus) con una piscina turchese nel mezzo. Il giardino è circondato da un percorso che porta fino all’interno della struttura museale costruita accanto al Jameo.

Questa struttura racchiude un piccolo percorso didattico grazie al quale si può capire come si è originata Lanzarote, tramite filmati e foto, e come l’attività vulcanica l’abbia rimodellata nel corso dei secoli. Nel salone vicino all’uscita, c’è anche un sismografo grazie al quale si può apprezzare la sensibilità dello strumento, che è in grado di misurare la piccola “onda sismica” generata da un semplice salto sul pavimento (per i bambini è un’attrazione irrinunciabile…).

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Foto 17 – Jameo del Agua (Lanzarote, Isole Canarie, Spagna) – (Dati di scatto: Canon EOS 6D, Canon 24-105 f/4 L IS USM, 1/640 sec, f/8.0, ISO 100, mano libera).

Jameo del Agua rappresenta soltanto una tappa preparatoria, a mio avviso, per quella che è invece l’attrazione principale, ovvero la Cueva de los Verdes.

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Foto 18 – Cueva de los Verdes (Lanzarote, Isole Canarie, Spagna) – (Dati di scatto: Canon EOS 6D, Samyang 14mm f/2.8 IF ED UMC Aspherical, 1/5 sec, f/8.0, ISO 3200, mano libera

Situata a meno di un chilometro dal Jameo, passando per una stradina molto suggestiva che taglia in due il paesaggio, la Cueva de los Verdes è forse una delle tappe più rilevanti  dell’isola dal punto di vista naturalistico. Le visite alla grotta sono limitate a gruppi di poche decine di persone alla volta, sempre sotto l’attento (beh, insomma, non proprio…) controllo di una guida che in spagnolo ed inglese illustra la storia della grotta durante un tour della durata di circa 50 minuti, con sorpresa finale che non svelerò per rispetto del lavoro delle guide.

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Foto 19 – Cueva de los Verdes (Lanzarote, Isole Canarie, Spagna) – (Dati di scatto: Canon EOS 6D, Canon 24-105 f/4 L IS USM, 1/13 sec, f/5.0, ISO 3200, mano libera

Playa Famara e Caleta de Famara

Non so davvero come durante la prima visita avesse potuto sfuggire alla nostra attenzione uno dei posti più suggestivi di tutta l’isola, considerato che “avevamo studiato”. Beh, Famara è davvero un posto caratteristico, per diversi motivi. Innanzitutto, qui si percepisce la presenza del “padrone”, ovvero dell’Oceano Atlantico. Playa Famara, con i suoi quasi 4 Km di lunghezza, mi ha subito ricordato le spiagge australiane piene di surfisti (quelle che ho fotografato durante questo viaggio). L’atmosfera era la stessa, nonostante le onde del Pacifico fossero decisamente più importanti.

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Foto 20 – Famara Beach (Lanzarote, Isole Canarie, Spagna) – (Dati di scatto: Canon EOS 6D, Canon 24-105 f/4 L IS USM, 1/320 sec, f/8.0, ISO 100, mano libera).

Lo scenario dove si staglia questa spiaggia è davvero molto suggestivo. Selvaggia, ma pulita, coperta di pietrisco vulcanico levigato dall’azione violenta dell’Oceano con una sabbia bronzata e grossolana. La brezza dolce, ma costante, dovuta ai continui alisei, rende la sosta particolarmente piacevole. E sullo sfondo le montagne modellate  dall’azione vulcanica più antica ed erose dal vento, che si stagliano imponenti fino al Mirador del Rio (visitato l’anno scorso, vedi QUI).

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Foto 21 – Surf in Famara (Lanzarote, Isole Canarie, Spagna) – (Dati di scatto: Canon EOS 6D, Canon 24-105 f/4 L IS USM, 1/2000 sec, f/4.0, ISO 100, mano libera).

Dalla spiaggia, guardando l’oceano verso sinistra si intravede il vecchio borgo di pescatori, la Caleta Famara. Entrando nel villaggio, si può facilmente parcheggiare lungo la via principale per poi addentrarsi a piedi fra i vicoli di terra battuta. A tratti sembra di essere nel set di un film western: case bianche, strade polverose e silenzio ovunque (almeno in questa stagione…). Poi però, continuando a camminare verso la spiaggia del paese, si può procedere lungo un viale che porta sul molo di recente costruzione, con qualche panca su cui ci si può riposare a prendere il sole, sempre, perennemente accarezzati dalla brezza. Il borgo, almeno a metà aprile, è quasi deserto ed è un piacere godersi l’immagine di queste casette bianche, ordinate, affacciate sul mare, con sullo sfondo le montagne spoglie e rossicce e un cielo blu che più blu non si può con le nuvole bianche che più bianche non si può.

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Foto 22 – Caleta de Famara (Lanzarote, Isole Canarie, Spagna) – (Dati di scatto: Canon EOS 6D, Canon 24-105 f/4 L IS USM, 1/400 sec, f/8.0, ISO 100, mano libera).

Uno degli aspetti più interessanti di questo borgo, tuttavia, riguarda l’alta densità di ristoranti, nonché la loro qualità. Qui abbiamo mangiato il miglior pesce di Lanzarote (una cernia spettacolare…), sempre accompagnato da un ottimo vino, meglio se una Malvasia vulcanica.

A tale riguardo vale la pena aprire un capitolo di questo racconto dedicato proprio al vino, che nella visita precedente era stato trascurato, ahimè, a favore del turismo balneare.

La viticoltura di Lanzarote

Durante la nostra prima visita, una delle scoperte più interessanti fatte a Lanzarote aveva riguardato il cibo (in particolare, il pesce fresco di ottima qualità) e il vino. Quest’ultimo, ho realizzato poi, è la punta di diamante della produzione dell’isola, ma soprattutto rappresenta un’attrazione turistica più economicamente rilevante di quanto non lo sia la produzione stessa.

Vi riporto alcune informazioni ricavate dal libro “Lanzarote & Wine – Landscape and culture” di Rubén Acosta e Mario Ferrer. L’attività vitivinicola di Lanzarote ha le sue radici all’epoca delle prime occupazioni europee, quando nonostante fosse stata la prima isola ad essere “scoperta” ed occupata, fu poi l’ultima ad essere interessata dalla coltivazione della vite (la prima fu Fuerteventura). Il motivo è molto semplice. All’epoca, le condizioni ambientali presenti sull’isola erano poco favorevoli alla viticoltura e tutto il vino era importato dalle altre isole dell’arcipelago e da Madeira. Le tasse sulle importazioni di vino costituivano una fonte importante di sostentamento per l’isola, tanto che queste risorse consentirono di mantenere attivi e funzionanti i depositi di acqua potabile che rendevano possibile la vita sull’isola sia per le persone sia per gli animali da allevamento.

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Foto 23 – La Geria (Lanzarote, Isole Canarie, Spagna) – (Dati di scatto: Canon EOS 6D, Samyang 14mm f/2.8 IF ED UMC Aspherical, 1/200 sec, f/8.0, ISO 100, mano libera).

L’attività vulcanica che sconvolse l’isola dal 1730 al 1736 fu una svolta per l’attività vitivinicola dell’isola.  Il clima arido determinato dal continuo spirare degli alisei, che non solo ostacolavano la crescita delle piante ma asciugavano anche completamente il terreno rendendolo inospitale per le piante nella gran parte dell’isola, veniva ora alleviato dalla presenza del cosiddetto picòn, il ghiaino scuro che costituiva la cenere vulcanica. La presenza dei residui eruttivi, infatti, rappresenta da un lato una barriera evaporativa, coprendo il terreno fertile impedendogli di asciugarsi, e dall’altro una trappola igroscopica in grado di catturare l’umidità presente nell’aria, specialmente di notte, restituendola al terreno insieme a tutti quegli elementi nutritivi minerali di cui la roccia vulcanica è particolarmente ricca. Manca tuttavia un elemento, parte determinante della storia della viticoltura di Lanzarote. Come sfruttare, infatti, questa situazione post-eruzioni? In questo caso la forza di volontà della popolazione locale fu determinante. I viticoltori, infatti, iniziarono a praticare dei fori conici nel terreno, specialmente dove la crosta eruttiva lo consentiva non essendo troppo spessa, raggiungendo il terreno fertile sottostante, nel quale piantavano la vite senza, fra l’altro, la necessità di adottare un portinnesto, dato che la fillossera qui è tuttora assente. Questi fori vengono poi circondati da muretti a secco costruiti sempre con le rocce vulcaniche trovate sul posto, formando un semicerchio per proteggere le piante dai venti costanti che soffiano durante tutto l’anno. Il tutto all’insegna della più totale sostenibilità. Il risultato di questa tipologia di impianto si può descrivere solo tramite immagini, quelle che tipicamente raffigurano la zona dell’isola più vocata per la coltivazione della vite e sicuramente la più nota: La Geria. Qui si possono  trovare anche “interpretazioni alternative”, più squadrate e con muretti più alti, dove la crosta eruttiva è assente o meno spessa e dove il picòn è stato riportato artificialmente.

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Foto 24 – La Geria (Lanzarote, Isole Canarie, Spagna) – (Dati di scatto: Canon EOS 6D, Samyang 14mm f/2.8 IF ED UMC Aspherical, 1/250 sec, f/8.0, ISO 100, mano libera).

Paesaggio a parte, anche se va detto che è assolutamente irresistibile e non si riesce a fare a meno di fermarsi ogni 100 metri a far foto (per la gioia di mogli, figli e amici che di fotografia non gliene può fregare de meno…), una tappa d’obbligo è rappresentata sicuramente dalle Bodegas. Noi ci siamo fermati ad una delle più famose, se non la più famosa in assoluto, El Grifo, ma ce ne sono tante altre. Se si pensa di dare un taglio enogastronomico alla vacanza in Lanzarote, qui ce n’è per tutti i gusti ed è possibile comprare in loco delle bottiglie di vino o accordarsi per spedizioni direttamente a casa.

Alcune considerazioni

Non voglio dilungarmi oltre, altrimenti diventerei noioso dato che il mio stile di scrittura non è proprio dei migliori. Ad ogni modo, alle considerazioni che ho già fatto in occasione del post che riassume il primo viaggio a Lanzarote non c’è molto altro da aggiungere. Confermo tutto. Lanzarote è stata una sorpresa anche in questa seconda occasione e non escludo che possa essercene anche una terza… Ripeto: andateci, possibilmente fuori stagione, e godetevela in lungo e in largo. Nel caso qualcuna delle informazioni che ho voluto condividere vi sia servita, è sempre gradito un vostro riscontro. Alla prossima.

Dove stono state scattate le foto?

Ecco una cartina con i segnaposto riportanti le spiagge, i ristoranti e le attrazioni che ho selezionato di Lanzarote. Nel livello “Foto” sono taggati i luoghi da cui sono state scattate le foto con il numero di riferimento presente in didascalia. Non sempre il luogo è definito precisamente.

(C) 2017 Google


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