La mia post-produzione sulle foto di paesaggio (aggiornamento)

Dopo un po’ di tempo ho pensato di fare un piccolo aggiornamento della prima e unica puntata della serie “La mia post-produzione”, mantenendo sempre l’elaborazione di uno scatto effettuato all’Isola d’Elba ormai qualche anno fa. Userò questo scatto per illustrare gli strumenti e le tecniche che più spesso potrebbero essere utili per modificare una fotografia che ritrae un paesaggio. Qui sotto potete vedere il RAW convertito (con DPP) così com’è uscito dalla mia 7D equipaggiata con il fedele (ora non più…) Sigma 10-20. Se vi interessa, potete scaricare il CR2 zippato cliccando sulla foto. Prima di iniziare, terrei a precisare che non sono un esperto di Photoshop e che sicuramente esiste un modo per post-produrre questa foto migliore di quello da me seguito.

D’altra parte, penso anche che qualsiasi fotografia debba, se ne ha bisogno, essere necessariamente rielaborata dal proprio autore, perché solo lui ha visto direttamente il soggetto e la scena e solo lui può far combaciare la visione che ha di esso in memoria con  l’immagine finale ottenuta dopo la post-produzione.

Scatto RAW uscito dalla mia Canon EOS 7D con profilo immagine "azzerato" (cliccate sulla foto per scaricare il file CR2). Si possono già intravedere alcuni "difetti" da correggere, ma soprattutto vi assicuro che non è così che i miei occhi vorrebbero vedere questo scatto... (Dati di scatto: Canon EOS 7D, Sigma 10-20 f/4-5.6 DC EX HSM, f/11, 1/50s, ISO640, mano libera. Località: Sant'Andrea di Marciana - Isola d'Elba).

Scatto RAW uscito dalla mia Canon EOS 7D con profilo immagine “azzerato” (cliccate sulla foto per scaricare il file CR2). Si possono già intravedere alcuni “difetti” da correggere, ma soprattutto vi assicuro che non è così che i miei occhi vorrebbero vedere questo scatto… (Dati di scatto: Canon EOS 7D, Sigma 10-20 f/4-5.6 DC EX HSM, f/11, 1/50s, ISO640, mano libera. Località: Sant’Andrea di Marciana – Isola d’Elba).

Sommario

Lo scatto

Ho eseguito questo scatto durante le mie vacanze all’Isola d’Elba, precisamente a Sant’Andrea. Come potete vedere dalla cartina qui sotto, le condizioni di luminosità erano molto buone dato che lo scatto è stato eseguito all’ora del tramonto, quando la luce è calda e morbida. Il sole di fine luglio tramontava nella posizione ideale, illuminando la scogliera senza ombre troppo pesanti. Il posto specifico dove mi ero posizionato era un po’ alto ed ha richiesto un parziale rispolvero delle mie vecchie doti di scalatore (ma quando mai…). Avevo portato con me il mio treppiede, che non ho potuto posizionare a causa della rocciosità pendente del posto. Così mi sono dovuto accontentare di fare lo scatto a mano libera a 640ISO per avere un tempo di scatto decente a f/11. Il fatto è che ero andato in quel posto per fotografare il tramonto, che però, a causa della scarsità di nuvole, non era molto interessante. E così per passare un po’ il tempo mi sono arrampicato e ho ammirato questa splendida scogliera che dietro le mie spalle sembrava reclamare attenzione. E meritatamente direi.

Mappa tratta da Google Maps e Google Earth. Nel riquadro potete vedere dove si posizione Sant'Andrea nell'Isola d'Elba. Sono anche riportate le indicazioni di dove ho eseguito lo scatto (cerchio rosso), in che direzione (freccia rossa) e da dove proveniva la luce solare (freccia gialla).

Mappa tratta da Google Maps e Google Earth. Nel riquadro potete vedere dove si posizione Sant’Andrea nell’Isola d’Elba. Sono anche riportate le indicazioni di dove ho eseguito lo scatto (cerchio rosso), in che direzione (freccia rossa) e da dove proveniva la luce solare (freccia gialla).

La mia stazione di lavoro

Prima di descrivere il mio work-flow, volevo illustrarvi a grandi linee la composizione della mia “stazione di lavoro” (all’epoca era questa, poi nel tempo si è evoluta), ovvero un MacBook Pro del 2006 su cui gira Snow Leopard, equipaggiato con un Intel Core Duo da 2Ghz, 2 Gb di RAM, un Hard Disk interno Seagate da 320Gb a 7200 rpm, due HD esterni (Iomega da 2Tb e Lacie da 4Tb) con diverse combinazioni RAID e collegati al mac via firewire. Solitamente sviluppo i RAW con Canon DPP (all’epoca alla versione 3.8.1) che li passa direttamente a Photoshop, con cui eseguo tutte le modifiche che vi illustrerò di seguito. Nulla di eccezionale, verrebbe da dire, e infatti ogni tanto vado a bermi un caffè…

Software analoghi a DPP possono essere altrettanto, se non più, efficaci. Nei confronti di Adobe Camera Raw (ACR) mi trovate piuttosto critico, in special modo riguardo la politica di aggiornamento di Adobe che prevede, infatti, la cancellazione del supporto all’ACR precedente all’uscita di ogni nuova versione della suite. Altri software per aprire i RAW sono: DxO Optics Pro, Capture One, LR, Silkypix,e Fastone, rispetto alle caratteristiche dei quali non so assolutamente nulla.

Sviluppo del RAW e prime modifiche: alte luci, recupero ombre, nitidezza e riduzione rumore

I primi difetti che ho tentato di attenuare sono riportati, prima e dopo le modifiche, nel pannello qui sotto. Il primo difetto consisteva nelle visibili bruciature delle nuvole (A e B nel pannello) che, per quanto dovessero essere effettivamente bianche, erano troppo “alte”. Questa correzione ho pensato di effettuarla direttamente sul RAW aperto in DPP (Luce=-2), dato che dal file grezzo è possibile recuperare più informazioni rispetto al colore solo apparentemente bruciato. Come potete vedere nel ritaglio al 100% che ho riportato in A e B, la differenza non è molto visibile per la singola nuvola, ma vi assicuro che nell’insieme il cielo è migliorato di molto. Consiglierei di recuperare sia le alte luci che le ombre direttamente dal RAW converter, nel mio caso DPP, per il semplice motivo che lavorando sul file grezzo è possibile recuperare il massimo delle informazioni in esso contenute. Una volta convertito, specie se tramite algoritmi di compressione (JPEG, LZW, etc.), alcune informazioni vanno perse e non sono più recuperabili. Il secondo difetto piuttosto visibile ingrandendo al 100% è la scarsa nitidezza della foto, dovuta ad una non perfetta messa a fuoco (MAF) dell’accoppiata 7D-Sigma 10-20. Dopo l’ultimo aggiornamento firmware ho riscontrato alcune differenze rispetto alle tarature che avevo fatto in precedenza con l’utile funzione “Regolazione fine AF” della 7D. Purtroppo ho realizzato troppo tardi che questo avrebbe potuto compromettere la qualità tecnica dei miei scatti. Beh, che dire, mi accontento e intanto ci do una ripassata con la Maschera di contrasto di Photoshop al 200% con raggio 3 (troppo?). Come potete vedere, in questo caso la differenza si nota, eccome! Tra le varie funzioni per aumentare la nitidezza in Photoshop, alcuni preferiscono “Contrasto migliore” (Smart sharpen, in inglese). Io trovo più naturale la funzione “Maschera di contrasto”, anche se le differenze tra i due algoritmi sono veramente minime. Preferisco aumentare la nitidezza in Photoshop, perché l’algoritmo che impiega DPP non è molto accurato e crea parecchi artefatti. Va anche detto che nelle ultime versioni di DPP il controllo sulla nitidezza è migliorato notevolmente, ma ormai l’abitudine d’uso della funzione in Photoshop ha preso il sopravvento. La funzione di Photoshop da la possibilità di specificare diversi parametri, tra cui il raggio in pixel, che possono essere utili per indirizzare l’aumento della nitidezza ai dettagli specifici che si intende evidenziare nello scatto che state modificando. Io adoro aumentare, forse talvolta oltremodo, la nitidezza negli scatti che mostrano delle rocce. Anche nel caso delle montagne, secondo me l’aumento di nitidezza dona tridimensionalità e realismo alla foto.

Primi difetti corretti sullo scatto. Le alte luci delle nuvole (A= prima, B=dopo la correzione con Luce=-2 in DPP) e la nitidezza non eccezionale (C=prima, D= dopo la correzione in Photoshop, con Maschera di contrasto 200-3-0).

Primi difetti corretti sullo scatto. Le alte luci delle nuvole (A= prima, B=dopo la correzione con Luce=-2 in DPP) e la nitidezza non eccezionale (C=prima, D= dopo la correzione in Photoshop, con Maschera di contrasto 200-3-0).

A questo punto, di solito davo una ripassata con Noise Ninja per togliere il rumore, ma attualmente questa funzionalità di Photoshop è stata migliorata notevolmente ed anche implementata direttamente nella finestra di controllo della nitidezza, per cui è possibile aumentare la nitidezza stessa controllando nel contempo il rumore. Nel caso specifico, lo scatto non presenta particolari segni di rumore (stranamente…), ma una passata gliel’ho data comunque per “ammorbidire” leggermente gli effetti della maschera di contrasto. Quindi ho tirato un po’ su le ombre, che soprattutto nella zona del mare in basso a sinistra compromettevano un po’ l’equilibrio dello scatto. Sempre in Photoshop, con Luci/Ombre, ho impostato i parametri della sezione Ombre come segue: Quantità= 44%, Ampiezza tonale= 7%, Raggio= 67px. Avrei potuto farlo prima in DPP, forse anche meglio, ma probabilmente ho notato questa cosa solamente una volta che c’avevo lavorato in Photoshop. A questo punto la foto risultava già un po’ diversa rispetto all’inizio, come potete osservare qui sotto.

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Lo scatto dopo la prima serie di operazioni in DPP e Photoshop. Le differenze rispetto al RAW originale sono notevoli…

Modifiche localizzate: sostituzione del colore

Diverse altre cose non vanno ancora bene. Innanzitutto i fiori. Cos’hanno i fiori che non va? Beh, semplicemente li ricordavo più gialli!!! E più gialli siano. Per raggiungere il mio scopo, forse le strade sono molteplici. tuttavia ho preferito usare la funzione “Sostituisci colore”, che mi è più famigliare. A tale scopo ho ritagliato con lo strumento lazo la parte che conteneva i fiori in primo piano e, successivamente, quelli in secondo piano, che costituiscono così due livelli separati. Sui singoli livelli ho poi apportato le modifiche del colore. Riporto nell’immagine che segue le impostazioni che ho usato. In particolare, è importante determinare una giusta tolleranza per rendere più naturale il risultato ed evitare di estendere la sostituzione colore anche a parti indesiderate. Ritengo che questa tecnica possa rivelarsi utile in moltissime situazioni, quando parti della foto non presentino un colore abbastanza “soddisfacente”. Quindi, soprattutto nel caso dei paesaggi che generalmente presentano molteplici elementi inclusi nello scatto, penso sia utile poterne cambiare a piacere una parte, senza snaturare l’intera immagine. Nel caso in cui la sostituzione risultasse troppo evidente, suggerirei di diminuire l’opacità del livello.

Una tecnica alternativa, che attualmente uso più di frequente, consiste nell’utilizzare la funzione “Filtro Camera Raw” (menu Filtri) andando a regolare tonalità, saturazione e luminosità dei principali elementi cromatici dello scatto, in maniera sufficientemente selettiva ed accurata.

Screenshot dei parametri usati per l'ingiallimento dei fiori tramite la funzione "Sostituisci colore".

Screenshot dei parametri usati per l’ingiallimento dei fiori tramite la funzione “Sostituisci colore”.

Ultime modifiche con i livelli di regolazione

E poi? Beh, per non appesantire eccessivamente il file di Photoshop ho usato i livelli di regolazione piuttosto che applicare le regolazioni direttamente ai livelli. Solitamente, infatti, cerco di tenere traccia delle modifiche per incorporarle nel livello solo alla fine, eventualmente. Per fare ciò dovrei duplicare il livello, ma ciò renderebbe molto pesante il file. Innanzitutto, saturazione e luminosità, la prima a +20 la seconda a +2. Poi un livello di regolazione per aumentare leggermente il contrasto, portato a 20, ed infine un piccolo ritocco alle curve secondo la classica “S”, ovvero spostando la curva sotto la diagonale nella parte bassa a sopra la diagonale sulla parte alta. Saturazione, luminosità, contrasto e curve vengono generalmente modificati nella quasi totalità degli scatti, quindi l’uso dei livelli di regolazione è universalmente applicabile.

Il risultato finale

Ecco il risultato finale. Ah dimenticavo un piccolo dettaglio. Ho fatto un’ultima modifica, quasi impercettibile. Riuscite ad individuarla? Forse è più facile osservando il confronto diretto tra lo scatto iniziale e l’immagine elaborata finale.

Ecco lo scatto elaborato. Decisamente meglio no?

Ecco lo scatto elaborato. Decisamente meglio no?

Adesso riuscite ad individuare la differenza? Su dai, non è difficile.

Dal RAW originale (a sinistra) alla foto rielaborata finale (a destra).

Dal RAW originale (a sinistra) alla foto rielaborata finale (a destra).

Considerazioni finali

Alcune considerazioni conclusive per riassumere quanto illustrato. Innanzitutto, ho illustrato le tecniche di base e gli strumenti che più spesso impiego per migliorare le mie immagini che ritraggono paesaggi. Spero che qualcuno trovi utile questa descrizione. Nel caso qualcuno riscontri qualche errore nelle mie tecniche o in quello che ho scritto, è pregato di scrivermi (postmaster@biomorus.com), perché anch’io sto ancora imparando e mi voglio migliorare. Non ho pretese didattiche, nel senso che non intendo attribuirmi alcuna capacità particolare da trasmettere a chicchessia. Ricordo solamente che, quando iniziai con la fotografia digitale ero letteralmente affamato di Photoshop e mi affannavo a trovare tutorial che potessero aiutarmi… Per questo motivo ho ritenuto utile buttare giù questo articolo e tentare di mantenerlo aggiornato (magari con qualche scatto più recente).


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4 commenti a La mia post-produzione sulle foto di paesaggio (aggiornamento)

  1. andrea commenta:

    hai levato la scia dell’aereo!!!
    hai fatto bene, sono noiosissime…

  2. admin commenta:

    Complimenti inattesi;: grazie!!! Il prossimo tutorial dovrebbe essere su una foto di avifauna. Conto di farlo al più presto…

  3. Ivan commenta:

    Complimenti per il tutorial! Aspettiamo le successive puntate!

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